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Baldios , a tale of love and war, Cap. 2 – Red Rose

  • Immagine del redattore: Alberto Schiavone
    Alberto Schiavone
  • 20 apr 2024
  • Tempo di lettura: 10 min

 




Do you love me?Or am I just another tripIn this strange relationship?You push and pull me, yeah'Till I'm about to lose my mindIs this just a waste of time? 

(Darren Hayes – Strange Relationship)

 

 

Marin aveva nascosto Aphrodia nel cottage sulla spiaggia; la zona era praticamente del tutto isolata, il rifugio ideale per un fantasma.

Non appena poteva, il giovane lasciava la base senza dare nell’occhio raggiungendola. Riuscivano così a trascorrere insieme qualche momento sereno, camminando sulla spiaggia di notte e le piccole cose comuni di una coppia di innamorati.

Aphrodia aveva installato nel seminterrato un piccolo laboratorio ed era rimasta in contatto con Landauer per seguire l’evoluzione del progetto del Dottor Reigan.

“Sarebbe così bello poter tornare a casa.”

Il colonnello annuì e si rabbuiò contemporaneamente.

“Già.”

“Colonnello cosa mi nascondi?”

Landauer la guardò: sembrava così lontana dal freddo comandante dell’esercito di Gattler.

“Theo Gattler è ancora vivo. Ha riunito un nuovo esercito e sta ritornando nella galassia.”

Aphrodia lo fissò senza parole. Lo sentiva nel profondo che non era finita.

“Che hai intenzione di fare?”

Lei fissò il monitor.

“Se le informazioni sono corrette, non posso fare altro che lasciare il mondo dei fantasmi, mio caro Colonnello.”

L’uomo la fissò perplesso.

“Dobbiamo impedire che metta di nuovo a ferro e fuoco la Terra e che non interferisca con il progetto di risanamento di S-1. Questa volta non lo permetterò.”

“Stai pensando di tornare da Gattler, Aphrodia?”

La giovane sospirò: era sempre stata una pedina fondamentale per le sue manie di grandezza, probabilmente avrebbe saputo fare breccia nella corazza del dittatore.

Il rovescio della medaglia era perdere definitivamente Marin.

Non l’avrebbe capito.

“Il solo pensiero mi ripugna, ma se tornare da lui per eliminarlo si rendesse necessario, si lo farei.”

Quella notte Aphrodia dormì sonni agitati, Marin la tenne tra le braccia cercando di calmarla.

La mattina all’alba quando Marin la baciò per tornare alla base, gli chiese di non lasciarla sola.

“Resta con me Marin, ti prego..”

L'abbracciò stretta tenendola tra le braccia con l'improvvisa sensazione che qualcosa avrebbe potuto strappargliela da un momento all'altro.

Aphrodia volle di più, lo baciò spudorata come le aveva insegnato lui, presa da un’urgenza irrefrenabile.

Fecero l’amore in modo strano, quasi rude, come se fosse l’ultima volta nella loro vita.

Ore più tardi, Marin la lasciò per fare ritorno alla base; lei si strinse addosso il lenzuolo che profumava di loro, fissando il sole alto nel cielo.

Era una giornata splendida e sarebbe uscita per passeggiare un po’ e schiarirsi le idee.

Rumori particolari dabbasso la distolsero da quei pensieri e fecero correre la sua mano alla pistola che teneva sotto il cuscino.

Veloce come il vento si vestì, portandosi sulla soffitta da cui poteva osservare chi fosse entrato in casa.

Il suo cuore batteva forte mentre un passo felpato saliva la vecchia scala in legno e grande fu la sua sorpresa di vedere apparire dall’ombra del corridoio la Dottoressa Queenstein.

“Aphrodia, so che sei qui. Sono sola e disarmata.”

Improvvisamente gli occhi della dottoressa incrociarono quelli della giovane e la pistola che le teneva puntata contro. In passato era stata una formidabile stratega avversaria, ma in quel momento sembrava solo una ragazza spaventata.

“Non sono qui per farti del male.”

“Perché ha aiutato Marin?”

Queenstein abbassò il capo.

“Perché non ero pronta a vederlo soffrire tanto, Marin è quasi un figlio per me. E se ha rischiato la sua stessa vita per la tua, per proteggerti qualcosa di buono devi avere anche tu…”

Aphrodia aggrottò le sopracciglia, non era certa di potersi fidare, ma volle lasciarle il beneficio del dubbio.

Abbassò l’arma e le fece cenno di seguirla in cucina.

“Come ha fatto a scoprire che ero qui?”

La donna scosse il capo e accettò la tazza di the bollente che l’altra le offriva.

“No, non è stato Marin. Lui non sa che mi trovo qui come nessuno sa che tu sei qui, a parte me.”

La giovane donna la fissò perplessa, sembrava in difficoltà poi la fissò direttamente.

“Ti starai chiedendo perché sono venuta a cercarti. Il motivo è semplice: ho bisogno del tuo aiuto.”

Il tono della voce era calmo e Aphrodia ammirò quella donna; non doveva essere semplice chiedere l’aiuto di chi era stato il tuo peggior nemico.

“E sarebbe?”

Queenstein la fissò dritto negli occhi.

“I tuoi ex compagni si stanno riorganizzando, cellule dormienti che non sono più tali.”

Aphrodia si sforzò di mantenere la solita calma glaciale.

“E le pare un po’ strano che si facciano vive non appena viene a conoscenza che l’ex Gran Comandante di Aldebaran è ancora viva e in giro sulla Terra, giusto?”

Queenstein sorseggiò il the con grande indifferenza.

“Un pensiero che mi ha sfiorato, ma sono certa che è una coincidenza che finisce lì. O mi sbaglio?”

Aphrodia considerò un aspetto particolare: quella donna non aveva traccia di rancore.

O era un’attrice superba o diceva il vero.

Volle dare credito alla seconda ipotesi e sedendosi di fronte alla Queenstein, confermò quel dato.

“Quale vorrebbe che fosse il mio ruolo?”

Diretta come un treno lanciato a folle velocità, nessuna meraviglia che, seppur giovane, Aphrodia avesse governato l’esercito di Aldebaran con il pugno di ferro.

Era potenzialmente pericolosa, tuttavia la donna era certa che non avrebbe mai tradito Marin. Almeno non volontariamente.

“Rientrare nei loro ranghi.”

Aphrodia dovette far forza su sé stessa.

“Il doppio gioco, davvero ingegnoso. Con una mossa ha le informazioni che le occorrono e libera Jaime da un fantasma ingombrante. La puttana di Gattler. Un’ottima interpretazione Dottoressa. Per un istante le avevo quasi creduto…”

Queenstein abbozzò; sotto un certo profilo non le si poteva dare torto, ma per fermare quella gente occorreva qualcuno che li conoscesse, che li avesse addestrati.

Occorreva che Aphrodia rientrasse nei panni di Aphrodia, anche se sarebbe stato necessario tenere Marin all’oscuro di tutto.

La dottoressa era sicurissima del fatto che avrebbe fatto carte false per strapparla dalle mani di Gattler, tuttavia, lavorando sotto copertura non era possibile farsi influenzare dai sentimenti.

“Riconosco che è un grosso rischio e se non ne vorrai sapere, capirò e nessuno saprà che sei viva e dove ti trovi. Tuttavia, la Terra è in pericolo, so che non ne sei indifferente, altrimenti avresti lasciato esplodere le bombe nucleari.”

Aphrodia annuì.

“Gattler è sopravvissuto e sta riorganizzando dei mercenari, è un’informazione sicura. Il rischio che possa utilizzare armamenti nucleari non è recondito. Tornare da lui mi ripugna, ma essere la sua prostituta può salvare la terra da una guerra atomica. Tuttavia, Marin? Se saprà della missione, mi impedirà di rimettermi con loro. Mentirgli significa perderlo per sempre…”

Queenstein scosse il capo rabbuiandosi.

Aveva chiesto ad una donna di rinunciare alla propria felicità e la coscienza le rimordeva.

Si chiese come avrebbe fatto a guardare Marin negli occhi mentendogli spudoratamente.

“Non credo spetti a me, Aphrodia. Da stratega a stratega ti chiedo questo sacrificio. Da donna a donna me ne vergogno.”

La giovane d’istinto allungò una mano afferrando quelle della dottoressa.

“La prego di lasciarmi qualche giorno. Le riporterò Marin, ma deve giurarmi che lui non saprà mai di questo nostro accordo.”

Non appena la Queenstein si allontanò dal cottage, Aphrodia scese nel laboratorio attivando i satelliti.

Gattler aveva i suoi mercenari, tuttavia Landauer aveva mantenuto una rete di fedelissimi tra i profughi civili ospitati sulla Terra, pronti a riprendere le armi al minimo cenno.

In breve sotto i suoi occhi si profilò la localizzazione degli uomini, sarebbe bastato un minimo impulso, ma la stratega decise diversamente.

Sapeva come stuzzicare il Conducator, tramite i satelliti inviò un messaggio come tanti ma che un occhio esperto sapeva come interpretare e attese, chiedendosi come poteva zittire il suo cuore.

Doveva dire addio a sé stessa per un po’ o forse per sempre.

Non ci volle molto: qualche giorno dopo la giovane fu catturata e condotta dinanzi al dittatore.

Era invecchiato Gattler ma Aphrodia sapeva di dover tenere la guardia molto alta.

“Aphrodia. Non credevo di poter avere il piacere di rivederti in questa vita.”

Lei si inginocchiò davanti a un Gattler sorpreso di quel gesto.

“Conducator, imploro il tuo perdono o il tuo castigo se questo mi sarà di riscatto davanti ai tuoi occhi.”

Pentimento, rinnego del recente passato, sconfessione dei suoi atti. La giovane sorprese anche sé stessa nel riuscire così verosimile nell’arte del mentire.

Gattler la fissava iroso, pur essendo nell’intimo soddisfatto di aver mantenuto il suo terrificante ascendente sulla giovane donna.

“Tu sei stata la più leale e fedele dei miei gerarchi e mi hai tradito Rosa Aphrodia.”

Il tono del sovrano fece tremare tutti coloro erano in quella sala.

“Tuttavia, voglio credere che Marin abbia avuto un ascendente su di te perché eri debole. Uccidilo Aphrodia e ti concederò di tornare ad essere ciò che sei sempre stata, al mio fianco.”

Lei non fiatò.

Fissò Gattler senza vederlo realmente, chiedendosi se fosse realmente in grado di portare a termine quel piano.

“Senza di lui le difese terrestri sono molto più deboli ed avremo più ascendente nel far sollevare contro il governo terrestre i nostri civili. Marin ha fatto loro il lavaggio del cervello con le sue belle parole, ma non sarà vivendo da schiavi che vivranno meglio…”

Il sangue di Aphrodia ribolliva quanto il suo volto era inespressivo: il popolo di S-1 doveva essere libero di ricominciare un’esistenza strappata.

Il dubbio lasciò spazio a una certezza assoluta: avrebbe portato avanti il suo piano a qualunque costo.

Aphrodia tornò al cottage e inviò alla Queenstein un messaggio in codice, mentre Landauer tornò sulla Terra per installare la loro base tattica.

L’operazione Red Rose era iniziata.

La giovane convinse Marin ad una passeggiata romantica su di una spiaggia isolata a qualche miglio di distanza dal cottage, tremando nell’intimo di potercela fare senza smascherarsi.

Improvvisamente i commandos di Gattler si manifestarono, catturando Marin mentre Aphrodia fu circondata dai miliziani con il rispetto dovuto ad una regina, dinanzi agli occhi sconvolti del giovane.

“Aphrodia, non posso credere che tu abbia finto in ogni momento…”

“Sono e sarò sempre il Gran Comandante di Aldebaran, ho perso la testa in un momento di debolezza che è ormai passato.”

Marin venne portato via e rientrata sulla fortezza spaziale, Aphrodia chiese udienza a Gattler.

“Conducator, ti chiedo un dono.”

Gattler la fissò, cercando di capire a cosa puntasse Aphrodia e lei non batté ciglio.

“Chiedi ciò che vuoi.”

“Concedimi di portare Marin nella prossima missione.”

“Per quale motivo?”

Il dittatore la fissò chiedendosi cosa avesse ideato.

“Farò in modo che appaia per quel traditore che è agli occhi della nostra gente. Ma stavolta non ne uscirà vivo. Me ne accerterò personalmente.”

L’uomo di fronte a lei fu attraversato da un brivido di piacere e timore.

Fino a che punto poteva spingersi? Era potenzialmente pericolosa anche per la sua stessa incolumità?

Chiuso in una cella angusta, Marin non poteva capacitarsi del tradimento di Aphrodia: non era semplicemente sesso quello che gli aveva dato, c’era calore in lei.

O era stata capace di ingannarlo fino a quel punto?

Abbassò il capo incapace di credere di essere stato un povero illuso fino a quel punto.Aveva sempre avuto ragione Jamie.

Tuttavia, non riusciva a non pensare ad Aphrodia, a smettere di amarla, nonostante tutto.

“Aprite la cella!”

Marin scattò in piedi riconoscendo la voce della sua donna.

La recondita speranza che avesse scelto di non spezzare il loro legame fu recisa proprio da lei

Aphrodia fece cenno alle guardie di lasciarli soli e chiudendosi la porta della cella alle spalle, fissò il giovane dinanzi a lei.

Sarebbe rimasta a contemplarlo per ore; per un istante chiuse gli occhi, rammentando i giorni e le notti trascorsi al cottage, quando si svegliava di notte e restava a guardarlo.

Doveva fuggire prima di essere disarmata dai suoi stessi sentimenti.

Inspirò profondamente per farsi forza.

“Che diavolo vuoi Aphrodia? Sei venuta a cercare qualche ricordo dei bei tempi andati?”

La sua voce era sprezzante e la colpì come una frustata, ma doveva rimanere lucida e non cedere ai suoi sentimenti.

“Domani tu morirai. Seguirai i miei uomini in missione e non ci sarà ritorno.”

Marin aprì gli occhi ridacchiando.

“Siete così a corto di uomini da reclutare gli ostaggi? Mi stupisco di te, mio Gran Comandante.”

Poteva schernirla finché era comodo, ma la giovane proseguì implacabile.

“E’ un modo pratico per toglierti di torno ed ottenere un sicuro ritorno di immagine tra la nostra gente. Una semplice strategia economica.”

Marin ridivenne serio.

“Che intendi dire?”

Lei si avvicinò superba, tanto da fargli sentire il calore del suo corpo.

“Gattler ti ha appena condannato. E la sentenza sarà una missione suicida, che ne dici?”

Il giovane l’afferrò, bloccandole le mani dietro la schiena.

In quel momento troneggiava su di lei.

“Che diavolo hai nelle vene? Sangue o ghiaccio? Ho sempre anteposto la tua incolumità a qualunque altra cosa, anche quando i miei compagni schiumavano per ammazzarti con le loro mani. Potrei spezzarti le braccia in questo momento.”

Lei cercò di divincolarsi ottenendo come effetto quello di aumentare ancor più la stretta dell’uomo. Di colpò smise di muoversi.

“Fallo…”

Marin la baciò brutalmente, la sua carnalità incendiò la donna che rispose con altrettanto fuoco ed immediatamente lui la lasciò, allontanandola da sé.

Sconfitta.

Lei si voltò ed uscì dalla cella senza proferire altre parole, era una sconfitta bruciante e l’ennesima dimostrazione che, se voleva portare a compimento il suo compito, doveva liberarsi di lui.

Rientrando nelle sue stanze disattivò il circuito interno di telecamere e, spalle al muro, pianse calde lacrime.

Amore mio non puoi capire. Ma se puoi perdonami.”

Chiuso nella sua cella, sdraiato sulla branda con gli occhi rivolti verso le sbarre, Marin rifletteva su quella situazione assurda.

Una scadenza e una consapevolezza, oltre al suo cuore stracciato per l'ennesima volta.

Era tutto ciò che Marin possedeva in quel momento.Aphrodia era l'unica donna che avesse mai fatto entrare dentro di lui ed era stata esattamente la sola che avesse giocato brutalmente con il suo cuore, godendosi ogni momento.

Come predetto da Aphrodia, Marin fu prelevato dai miliziani di Gattler e condotto in un assalto ad una cittadella di civili.

Si disse di non aveva via di scampo, nessuna scelta.

Tuttavia, quando furono sull’obiettivo, una figuretta agile si stagliò dinanzi alla squadra, eliminando uno ad uno gli uomini che lo circondavano.

Impossibile non riconoscerla.

“Aphrodia…”

Lei non guardò Marin che per un istante mentre lavorava alla cintura di esplosivo stretta attorno al torace di lui, levandola.

“Andiamo.”

Soltanto pochi istanti li separavano dall’esplosione ed entrambi si gettarono al di là del muro della cittadella, attraverso il pertugio che lei aveva aperto, portandosi all’esterno.

Marin la seguì attraverso il bosco che costeggiava il borgo, pareva una pantera che fiutava la preda poi improvvisamente si arrestò.

“Siamo fuori dalla portata dei satelliti.”

Aveva giurato a sé stesso di non fidarsi più di lei.E se in quel momento l'unica di cui fidarsi fosse proprio lei? Quella donna spietata che l'aveva distrutto, dilaniato, senza più anima e vita e soprattutto senza amore?Marin la guardò, mentre velocemente gli stava dicendo tutto quello che doveva fare per scappare. Eppure, crederle era profondamente difficile.

Lui la strattonò per un braccio.

“Perché mi hai salvato Aphrodia? Che cosa stai cercando di fare?”

Lo sguardo di lui era severo, lei non lo fissò, certa che si sarebbe definitivamente tradita.

“Non ero pronta a vederti morire.”

La prima frase che era saettata nella sua mente. La verità del suo cuore.

Il tono di lui si fece morbido.

“Dimmi la verità Aphrodia, non posso credere che tu voglia stare con lui.”

Per un attimo ebbe la tentazione di rivelargli tutto, poi ripensò alla loro gente e resistette.

“Prendi, con questo congegno non sarai rilevabile. Ora vattene.”

Marin le si fece vicino.

“Non sei con lui, ne sono certo, vieni con me.”

Lei si irrigidì.

“Non posso, non voglio. Gattler è…”

Aphrodia rabbrividì quando le sollevò gli occhiali scuri sulla testa, fissandola intensamente.

“E’ questo che desideri veramente?”

Lei scosse il capo.

“Io non ti amo, non ti ho mai amato…”

Lo colpì con un colpo a salve, lasciandolo a terra per fuggire nella vegetazione.

Un messaggio crittografato raggiunse la Queenstein con la posizione di Marin mentre lacrime amare scesero sul volto del Gran Comandante Aphrodia.

Lo scopo era raggiunto, Marin per Gattler era morto, sancendo la sua fidelizzazione al dittatore.

Pur di salvare la Terra lei aveva rinunciato al suo amore, ma il dolore era devastante.

 

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