Cap. 3 – Trust in fate
- Alberto Schiavone
- 25 apr 2024
- Tempo di lettura: 11 min

I believe no fate or destiny is powerful than love
and even if you and I not being together is our fate
I would stand against the whole universe for it to change
nothing is going to stop us from being together
not even ourselves because deep down we know
are meant to be together.
Aphrodia gettò guanti e berretto sul letto, passandosi una mano tra i capelli.
Era davvero stanca.
Fosse dipeso solo dalla sua mente, avrebbe trascorso anche la notte impegnata in qualche attività, ma il suo corpo reclamava disperatamente riposo.
Una parte di lei si aspettava ancora che, al rientro nella sua stanza, avrebbe visto Marinseduto sul letto, intento a guardare il mare, perso nei suoi pensieri.
Una sera lo aveva anche trovato steso sopra al letto completamente nudo: era arrossita fino all’attaccatura dei capelli, ma non aveva rifiutato il suo invito.Ora quel letto era vuoto e lei non si rassegnava all’idea di averlo perso.
Così come non riusciva a evitare di portare al fianco la pistola che lui le aveva dato e stringerla in pugno ogni volta che si sentiva a disagio o in cui aveva bisogno di raccogliere i pensieri.
Continuava ad avvertirla come una presenza amica e, soprattutto, continuava a sentire il fantasma di Marin aleggiare su quell’arma, nella loro stanza, sul suo corpo.
Non riusciva a lasciarlo andare.
Non voleva lasciarlo andare, Marin l’aveva amata abbastanza perché Aphrodia credessenell’amore. Nel loro amore.
Si sdraiò sul lato sinistro del letto – il destro occupato dal fantasma di Marin.Avrebbe voluto dimenticarlo; avrebbe voluto odiarlo.
Non si può scegliere chi amare.Ma si poteva scegliere con chi restare. Si poteva scegliere da chi tornare.
E quello era ciò che Aphrodia intimamente sperava.
Niente l’avrebbe trattenuta da fare tutto il possibile per evitare un’altra strage di uomini.
Il gioco, il maledetto gioco doveva finire.
Ma dopo, avrebbe fatto l’impossibile per tornare da lui o sarebbe morta.
Aveva sempre avuto tutto fin da bambina, per rendersi conto di non avere nulla.
Quando le compagne del college prima e dell’università dopo, parlavano di feste e ragazzi, lei non aveva mai partecipato a quelle conversazioni, considerandole frivole e banali.
Ora comprendeva che non poteva confrontarsi con loro semplicemente perché lei una vita propria non l’aveva mai avuta.
E quando aveva incontrato gli occhi di Marin Raigan, non aveva capito che in quello sguardo poteva esserci un futuro diverso.
Sciocca stupida presuntuosa. Era nata per essere una regina, poteva esserlo senza essere stata una principessa?
Mentre Aphrodia lasciava liberi i suoi pensieri, Gattler analizzava le missioni organizzate fino a quel momento contro la Federazione Terrestre.
Non riuscivano a sfondare e non si capacitava del motivo.
Tecnologicamente erano molto superiori ai loro nemici, i Blue Fixer dovevano essere più deboli rispetto agli ultimi scontri.
Eppure, vincevano.
Doveva ammettere che i Terrestri erano davvero resilienti, senza contare che, senza Marin, il Baldios era inutilizzabile.
Convinto della presenza di una talpa tra i suoi fedelissimi, ordinò controlli discreti, scoprendo che qualcuno faceva il doppio gioco.
Nome in codice Red Rose: un messaggio era stato intercettato dal sistema di comunicazioni della base, ma chi si nascondeva sotto quello pseudonimo di copertura?
Rose, era il nomignolo con cui Aphrodia era chiamata da bambina, quando i suoi genitori erano ancora in vita, possibile che fosse proprio lei la spia?
Privo di qualsiasi certezza, ma mal sopportando che Aphrodia potesse covare ancora sentimenti per Marin nonostante la sua morte, Gattler decise di eliminare il problema alla radice.
Riunì gli studiosi di Aldebaran, aveva deciso di utilizzare un protocollo segreto, realizzato ancora prima della sconfitta della Fortezza Spaziale.
Il protocollo puntava alla creazione di un soldato perfetto, privato di tutte le emozioni di fondo grazie un trattamento psicocinetico e al mantenimento del trattamento tramite droghe sintetiche fino a renderlo irrevocabile.
Quella sera stessa, convocò il Gran Comandante nei propri alloggi.
L’aveva pregata di lasciare l’uniforme e di presentarsi a cena con un abito femminile.
Aphrodia scelse un abito lungo bianco che le lasciava le braccia scoperte, i capelli raccolti severamente.
Sempre bellissima, tuttavia osservandola Gattler notò una luce diversa nei suoi occhi.
“Volevi vedermi Conducator?”
Gattler annuì.
Era ossessionato da lei, avrebbe fatto qualsiasi cosa per riportarla nel suo letto e occupare di nuovo il suo corpo e i suoi pensieri.
Fece servire la cena, i suoi piatti preferiti ma lei non mangiò che qualche boccone.
“Ricordi quando, molto tempo fa, mi dicesti che rinunciavi ad essere una donna?”
Lei annuì sorpresa.
“Si o no Aphrodia?”
Gattler non le staccò gli occhi di dosso e raddrizzando le spalle, lei annuì.
“Ho rinunciato al mio essere donna fino al giorno in cui saremo i padroni della Terra. Fino a quel momento sarò solo un soldato.”
L’uomo la prese per le spalle.
“Lo pensi veramente o mi stai mentendo? Oppure hai cambiato idea?”
Lei indietreggiò confusa. A che gioco stava giocando?
“No io, io…”
“E se Marin fosse ancora vivo? Che faresti mia piccola Aphrodia? Staresti con me o mi spareresti nuovamente?”
Aphrodia lo fissò.
“Marin è morto. Ti ho giurato fedeltà.”
Gattler raccolse una rosa da un vaso ricolmo porgendola alla ragazza.
“Non temere, ricordi la prima notte insieme? Ti donai una rosa proprio come questa. Lascia che sia un momento della nostra relazione. E ora, andiamo. Voglio mostrarti qualcosa.”
Una sensazione di pericolo si fece strada in lei mentre seguiva Gattler verso i laboratori.
La presenza della guardia d’onore che affiancò il dittatore le fece comprendere che qualcuno aveva individuato Red Rose.
“Conducator, perché siamo qui?”
“Perché diventerai tu stessa il miglior soldato del mio esercito, il più potente dei nemici dei terrestri.”
Due soldati l’affiancarono bloccando ogni tentativo di fuga.
Si divincolò quando le iniettarono un potente anestetico nel braccio, ma il farmaco neutralizzò in breve ogni sua resistenza.
“Eccellenza, siamo pronti…”
Gattler fece un cenno con la mano, un sorriso crudele era presente sul suo volto.
Quando Aphrodia rinvenne ore dopo nel suo appartamento, non rammentò nulla di quanto accaduto nel laboratorio.
Era strano, pensava in modo del tutto differente dal giorno prima.
Indossò l’uniforme guardandosi come il primo giorno di accademia militare: fiera e altera.
Nessun’altra percezione.
Alzò le spalle e si avviò al ponte di comando. C’erano faccende da sbrigare rapidamente.
Gattler dai suoi appartamenti osservò Aphrodia con una malcelata soddisfazione.
Aveva ottenuto un risultato eccezionale.
Se prima era dura con i propri sottoposti, era diventata di una efficienza glaciale: imperturbabile, spietata, pronta a scattare per vincere.
Ottimo, poteva ritenersi soddisfatto.
Tuttavia, Gattler decise di non parlarle della missione Red Rose.
Almeno non ancora.
Quello di annientare la rete di controspionaggio creata dal misterioso nemico era un piacere che si era riservato personalmente.
Nella base operativa, Landauer comprese che qualcosa era accaduto: era troppo tempo che non riceveva informazioni e notizie da parte di Aphrodia.
In quel momento avevano il fianco completamente scoperto.
Sapeva per esperienza che, se Gattler aveva scoperto Red Rose tutti loro erano in pericolo di vita, senza nessuna eccezione.
“Signore?”
Landauer si riscosse da quei foschi pensieri, Faulkner il suo secondo scosse il capo.
“Siamo sotto attacco, protocollo NNEP, tra poco qui sarà un inferno.”
“Porta tutti nel tunnel e fai partire quanti più civili possibili.”
“Dove diavolo vai?”
Landauer fissò il suo vice mentre caricava la sua pistola.
“Ho ancora un asso da giocare. Cercate di resistere.”
Nell’ufficio di comando Blue Fixer a notte inoltrata, la dottoressa Queenstein aggrottò le sopracciglia nel vedere un’ombra entrare nell’anticamera dello studio.
Escluse il sistema di controllo del suo ufficio prima di far passare il notturno visitatore.
“Colonnello, quanto tempo.”
Landauer annuì; era sempre una bellissima donna, altera e algida, ma capace di infiammarsi come poche persone di sua conoscenza.
E lui non era da meno, specie se era in ballo la vita dei suoi ragazzi.
“Non è sufficiente Queenstein siamo noi sotto tiro, non voi, abbiamo bisogno di supporto logistico, ci siamo dentro insieme in questa storia…”
La dottoressa annuì, poteva fare qualcosa, tuttavia, sarebbe stata costretta a svelare il misterioso piano Red Rose.
“Dobbiamo inventarci qualcosa…”
Il colonnello scosse il capo spazientito.
“I panni si lavano in famiglia, dottoressa. Siamo in emergenza e vale per entrambi. Come possono localizzare noi, possono fare altrettanto con voi. Se parli di Red Rose al tuo governo, ci taglierà entrambi lo sai anche tu…”
La donna scosse il capo, rabbiosa.
“Nessuno ci taglierà.”
Landauer ridacchiò nervosamente.
“Ne sei certa?”
Lei annuì.
“Senti colonnello, se hai delle proposte costruttive sono tutt’orecchi, altrimenti stai zitto e lasciami pensare ad una soluzione!”
Il colonnello sorrise; davvero una gran donna per rispondergli pan per focaccia senza tanti giri di parole, quasi come Aphrodia. Che fine aveva fatto la sua bambina?
“Vuoi il comando Queenstein? Questo è il mainframe delle mie truppe!”
Queenstein si ritrovò per le mani il piccolo palmare e fissando Landauer, comprese che non aveva molta voglia di scherzare.
“Ora smettiamola, la priorità è porre al sicuro le tue forze. Dobbiamo avere lucidità mentale, nessuna divisione tra noi se vogliamo evitare una fine certa. Nessuno vuole sfidare la tua autorità Colonnello, ho bisogno di te come tu di me…”
L’uomo annuì e le prese una mano, baciandola cavallerescamente.
“Hera Queenstein in questo momento mi stai dando di nuovo speranza nel futuro..”
L’operazione “Freedom” iniziò il giorno successivo e sarebbe passata alla storia dei due pianeti come un capolavoro di tattica e strategia nell’unire la rete della ribellione dei civili di S-1 sulla Terra alle truppe del Governo Federale contro l’imminente attacco in forze di Aldebaran.
Il colonnello rientrò alla base trovandola per più della metà dismessa, e raggiunti i suoi collaboratori in un livello secondario, chiese la situazione.
“Il primo attacco ha fatto molte vittime, chi si è messo in salvo si sta ricreando una copertura. Dobbiamo attendere per ora.”
Landauer annuì e uno dei ragazzi pose una domanda la cui risposta era la chiave di volta di tutto.
“Che succede se non riusciamo a mantenere la nostra integrità strutturale? Qui siamo ancora al sicuro?”
Landauer e Faulkner si guardarono mesti e il secondo in comando si rivolse al colonnello.
“Diglielo, tanto vale che lo sappia, che lo sappiamo tutti.”
Landauer annuì.
“Siamo senza copertura per quarantotto/settantadue ore. Dovremo difenderci da soli.”
Se le truppe ribelli di S-1 erano sotto tiro, lo stesso poteva dirsi della Dottoressa Queenstein alle prese con il Gabinetto del Presidente della Federazione Terrestre.
“Allora professoressa Queenstein, crede di poterci dire la natura della fonte di questi documenti? Da quanto è qui esposto dobbiamo credere che siamo in guerra e non lo sappiamo…”
La donna sorrise a denti stretti, finalmente aveva l’occasione di fare aprire gli occhi al governo mondiale sul gravissimo rischio che il pianeta correva nuovamente.
“Tale fonte è altamente attendibile, è una persona di mia totale e incondizionata fiducia che è infiltrata nell’organizzazione di Gattler. Ora il nostro nemico non è il popolo di S-1, esso corre il nostro stesso pericolo e in questi mesi abbiamo avuto la prova che erano i militari e non i civili a volere la guerra contro di noi.”
Il presidente annuì, era una verità ma ancora non capiva come potessero disporre di informazioni altamente confidenziali da parte di un infiltrato semplice.
“Si, tuttavia questi progetti non possono essere a disposizione che di una ristrettissima aristocrazia che circonda il dittatore Gattler. Quindi questa persona ne fa parte, chi ha corrotto Queenstein?”
“Mi creda sulla parola se dobbiamo a questa persona la vita. La sovrastruttura di copertura è saltata; adesso conosciamo i progetti del nemico e la sua organizzazione. Rivelare anche solo il nome in codice lo esporrebbe a morte certa.”
Il presidente la fissò grave.
“Mi fido di lei, dottoressa. Ma che il cielo non voglia di dover vedere il vento cambiare.”
Rientrata alla base dalla riunione con il Presidente, la dottoressa Queenstein fu sorpresa di trovare l’intero gruppo Blue Fixer ad attenderla nel suo ufficio.
Faulkner era in mezzo a loro, ammanettato come un prigioniero.
“Che state facendo? Liberatelo immediatamente!”
La voce della donna era imperiosa, il suo sguardo di fuoco ma nessuno dei ragazzi fece un passo per obbedire.
“Che vi prende, è una ribellione? Debbo considerarla tale?”
Fu Oliver a parlare per tutti loro.
“No, ma ci dica la verità. È vero che Aphrodia è ancora viva? Ed è altrettanto vero che, se è in vita è grazie a lei e a Marin? Dottoressa ora non può tacere.”
La Queenstein li fissò uno per uno; era abituata a leggere le emozioni di Marin, Raita e Oliver, in quel momento leggeva chiaramente il bisogno di una risposta certa.
Tuttavia, era dubbiosa che essi avrebbero capito le sue ragioni.
Fu Marin a rispondere al compagno al suo posto.
“E’ la verità. Aphrodia è viva, siamo sopravvissuti entrambi alla distruzione della fortezza spaziale di Gattler. La Dottoressa Queenstein mi ha fatto tornare per aiutare il mio popolo rimasto sulla Terra. Ho dovuto lasciarla su S-3, era in coma. Lei è stata manipolata da Gattler fin dall’inizio, prima ancora che S-1 fosse contaminato dalle radiazioni e condannato a morte. L’ho amata e lei ha amato me, per un momento ho pensato che sarebbe stato possibile vivere insieme il nostro amore. Così non è stato…”
“Tu sei pazzo Marin, quella donna ti ha fatto completamente perdere la ragione.”
Faulkner scosse il capo.
“Forse Oliver, e forse no. Quella donna ha subito molto da parte di Gattler e non ha ancora finito di subire i suoi abusi, pur di impedirgli la conquista della Terra.”
Il biondo impallidì alle parole dell’ufficiale.
“Sta cercando di dirci che, se abbiamo la possibilità di conoscere e fronteggiare quei bastardi è grazie a lei? Dottoressa, Aphrodia e Red Rose sono la stessa persona?”
Marin fissò la scienziata come se qualcuno gli avesse improvvisamente impedito di respirare.
“E così dottoressa? È come dice Oliver?”
Hera Queenstein tremava nel profondo del suo essere, temeva che prima o poi qualcosa o qualcuno avrebbe scoperto la verità su Aphrodia e Red Rose.
Quel momento era giunto, dover affrontarlo una prova infernale.
“Ti ha lasciato per tornare da Gattler e permetterci di scoprire i suoi piani. Aphrodia era certa che non avresti capito e non era possibile per nessuna di noi due darti delle spiegazioni. Il rischio che potesse essere scoperta ed uccisa era troppo alto. Ha preferito farti credere di essere tornata da Gattler per suo esclusivo volere.”
Marin strinse i pugni cercando di contenere la collera. Perché, perché non aveva avuto fiducia in lui, nel loro amore?
Oliver non sottilizzava troppo le manovre di Aphrodia; infiltrata o meno, era pur sempre una donna abituata a fare il doppio gioco e scoprire che non solo era viva, ma lo era grazie al compagno lo mandava in bestia.
“L’hai salvata ed ecco come ti ricambia. Ora dov’è?”
Marin scosse il capo.
“Non lo so”
Oliver l’afferrò per il colletto dell’uniforme.
“Non mi fare arrabbiare, devi dirci dove si trova…”
Jaime improvvisamente li divise.
“Lascia perdere Oliver, non credo ci sia una sola persona tra noi che sappia dove sia quella strega. Quel che non capisco è come lei, dottoressa Queenstein abbia avuto questa grande idea; davvero assurdo!!”
I quattro uomini e Marin fissarono la professoressa con sentimenti diversi.
Persino Marin non riusciva a spiegarsi per quale motivo la donna avesse cercato proprio Aphrodia e, per contro, perché lei avesse accettato, consapevole di giocarsi nuovamente tutto.
“Puoi pensare che sia assurdo Marin, ma Aphrodia aveva intuito le manovre di Gattler ed è tornata sulla Terra per capire la reale portata del pericolo che si correva, noi e il vostro popolo...”
Raita scosse il capo.
“Si, ma perché lei? Quella donna ha sulla coscienza degli innocenti, l’avete salvata per usarla? Tu Marin, tu che dici di provare dei sentimenti per lei, hai permesso questo?”
L’occhiata di Marin per il compagno era un mix di rabbia, delusione e timore.
“Hai sentito la dottoressa; ha deliberatamente deciso di farmi credere che tornava da Gattler, che non poteva stare lontana da lui. Non ho più alcuna fiducia in lei. Nonostante si sia trattato di un doppio gioco per scongiurare un nuovo conflitto, ha distrutto tutto.” Marin si volse verso la Queenstein. Il suo sguardo era duro come mai l’aveva visto.
“Dottoressa, era assolutamente necessario?”
La donna chiuse gli occhi, la missione portata avanti da Aphrodia era stata un successo; quanto avrebbe inciso sulla vita di tutti loro era stato pianificato, ma non le ripercussioni nel profondo dei loro animi.
Oliver tolse le manette a Faulkner, scusandosi per come era stato trattato.
L’ufficiale gli tese una mano che il giovane biondo strinse, così come fece Raita.
A quel punto erano tutti dalla stessa parte, alleati contro un nemico comune.
Quella sera stessa la professoressa si trovò a camminare sulla spiaggia riflettendo profondamente.
Aveva giocato d’azzardo con le vite di molte persone ispirandosi al principio che, in una organizzazione come la loro, non ci fosse spazio per i sentimentalismi.
Non era propriamente così, lo aveva letto negli occhi dei ragazzi; lo lesse negli occhi di Marin, come lei sulla spiaggia a cercare risposte che non trovava.





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