Cap. 6: Remember who you are, Rose!
- Alberto Schiavone
- 18 mag 2024
- Tempo di lettura: 7 min

Always remember you are braver
than you believe
Stronger than you seem
Smarter than you think
And loved more than you know!
Entrando nella cittadella fortificata, base dei Ribelli di S-1, Aphrodia rimase colpita dal silenzio degli uomini e delle donne che la fissavano passare dinanzi a loro.
Avvertì potente l’odio represso, la violenza che non poteva manifestarsi ma era latente e pronta ad esplodere nei suoi confronti da parte della gente.
Era una sensazione terribile, come essere un condannato a morte che si reca al patibolo.
Respirando, si fece forza e proseguì di fianco a Marin, che le prese la mano, in quella gogna silente.
Entrando nella sala, Landauer le andò incontro e lei lo abbracciò stretto.
“Marin mi ha raccontato tutto. Come ho potuto non riconoscerti?”
Lui la fissò
“Non darti pena principessina. L’importante è che sei libera ora.”
Sciogliendosi dall’abbraccio del Colonnello fissò le altre persone che erano nella stanza.
La Dottoressa Queenstein, il Presidente della Federazione Terrestre e qualcuno dei suoi generali e la squadra Blue Fixer al gran completo.
Fu la Queenstein a rompere il ghiaccio.
“Bentornata Aphrodia.”
Lei accennò a un sorriso tirato.
“Non credo che la gente là fuori la pensi come lei, Dottoressa. Comunque, grazie.”
Il Presidente della Federazione guardò le due donne.
“Debbo dedurre che la persona ai massimi livelli che ci ha fornito le informazioni per fermare gli attacchi di Aldebaran fosse…lei?”
Aphrodia recuperò tutta la sua sicurezza.
“Red Rose e io siamo la stessa persona. Non brillo per etica morale, ma ciò che ho fatto e farò è per impedire che la Terra abbia lo stesso tragico destino del mio pianeta. Forse noi siamo i vostri discendenti e voi i nostri antenati; tuttavia, non voglio che questo pianeta subisca più di quanto non sia già stato fatto.”
Jaime si scagliò verso di lei.
“Dovevi pensarci prima, prima di uccidere milioni di persone alla testa del tuo esercito. Potrai anche prostrarti e chiedere perdono ma non lo avrai mai Aphrodia. Mai!”
Oliver trattenne Jaime, temendo che potesse aggredire la donna.
“Lasciami Oliver, è giusto che sappia cosa pensa la gente di lei. Anche il popolo di S-1 la odia.”
“Adesso basta Jaime, andiamo fuori di qui!”
Oliver la condusse fuori dalla stanza, non prima che lei potesse scoccare un’occhiata al veleno all’indirizzo di Marin.
Vedere Aphrodia viva e al fianco dell’uomo che aveva sempre amato, vedere come lui la guardava, fu per la bionda Blue Fixer un colpo micidiale.
Si era avvicinata a Oliver solo per cercare di superare il dolore che Marin le aveva inferto, definendola come una sorella per lui.
“Mi dispiace per questa scenata.”
Aphrodia scosse il capo guardando la Queenstein.
“Io e la biondina ci capiamo benissimo. Lei mi odia e io la detesto. Sapevo perfettamente quello a cui sarei andata incontro tornando sulla Terra, Dottoressa.”
Queenstein abbozzò. Sarcastica quanto bastava, notevole in una ragazza ancora così giovane. Poi rammentò quello che era stata in passato, indubbiamente la sua era una mente molto più adulta imprigionata nel corpo di una venticinquenne.
“Potevi rimanere nascosta Aphrodia, essere qui ti espone a un grandissimo rischio.”
La giovane donna scosse il capo.
“Sono un morto che cammina; tuttavia, prima del plotone di esecuzione c’è ancora qualcosa che posso fare.”
Una voce si levò dal gruppo.
“Ti nasconderemo, se sarà necessario cambierai identità con una plastica facciale e anche le impronte digitali.”
Aphrodia sorrise beffarda all’indirizzo di Faulkner.
“E perché non anche il DNA? No, sono stanca di fuggire e nascondermi. Sono viva e ho intenzione di continuare ad esserlo ancora per un po’.”
Si girò verso Landauer con una espressione a metà tra il cinico e il seducente.
“Mi hai insegnato bene Colonnello negli anni di accademia. Non ho paura di affrontare Gattler e non ho paura di morire se posso riportare la Terra e il nostro pianeta alla vita.”
Raita, rimasto in disparte, rimase molto sorpreso da quelle parole, ma soprattutto dallo sguardo di Aphrodia.
Quella donna era potenzialmente pericolosa per chiunque, tuttavia qualcosa nel profondo gli diceva che fosse sincera e che poteva rappresentare davvero un’arma formidabile contro Gattler.
Era quasi incredibile, ma avvertiva per lei qualcosa paragonabile al “rispetto”.
“Forse trasferirti temporaneamente in una base più sicura potrebbe darci qualche vantaggio e per te significherebbe essere meno esposta.”
Aphrodia e gli altri si volsero verso Raita. Lei accennò ad un sorriso amaro.
“Nascondermi rimanda solo l’inevitabile. Sono una nemica per Aldebaran, lo sono per i terrestri e per la mia gente che vive qui sulla Terra. Ho scelto la Terra e sosterrò le conseguenze di questa scelta. Una volta che il conflitto sarà terminato, si compirà il mio destino. “
Una cupa e dolorosa accettazione era viva nella sua voce, ma dietro, il fuoco della combattente ardeva potente.
La Queenstein raddrizzò le spalle e richiamò tutti al presente.
“Bene Signori, mettiamoci al lavoro!”
Landauer illustrò al gruppo tutto il lavoro compiuto dal protocollo Red Rose e nel periodo di infiltrato nella base Aldebaran
“Dalle informazioni che ci hai inviato Aphrodia ho potuto approfondire il piano finale. Gattler ha una strategia per annientare ciò che resta della popolazione terrestre e prendersi il pianeta. Tuttavia, questa strategia è incompleta: abbiamo analizzato con ogni intelligenza possibile un rebus la cui soluzione è la chiave che stiamo cercando.”
Aphrodia controllò la traduzione del codice.
Gattler non le aveva mai parlato di quel piano, tuttavia non era più certa di sapere quante cose le avesse nascosto quel bastardo.
“Sembra un codice sorgente.”
Faulkner scosse il capo.
“Magari Marin. No, è qualcosa di maledettamente più complesso. Ci stiamo lavorando notte e giorno ma nulla. Ogni strada si blocca su quella maledetta frase.”
Marin annuì guardando Aphrodia.
“Ho sempre saputo che fosse una mente brillante, ma non lo facevo così contorto.”
Lei abbassò lo sguardo.
La mente di Gattler era certamente brillante, ma quanto fosse profondamente disturbata nessuno di loro poteva saperlo.
Tornò a rileggere il codice e la frase che ne era la chiave: prese a scrivere eventuali risoluzioni mentre gli altri continuavano a discutere su quel problema, quando una canzoncina dell’infanzia tornò alla sua mente e la canticchiò sommessamente.
“Aphrodia?”
“Oh, scusatemi. Un ricordo dell’infanzia. Era una canzoncina che avevamo imparato io e mio fratello.”
Landauer la fissò colpito.
Oh, era davvero una deliziosa canzoncina per bambini quella, tuttavia, qualcosa gli diceva che in realtà potesse essere un codice complesso, travestito da innocente testo.
Guardò la Queenstein, aveva lo stesso pensiero?
“Gattler si deliziava nel sentirci cantare. Miran era migliore di me, io mi vergognavo come una ladra. Ce le faceva ripetere per ore, soprattutto per il suo compleanno quando organizzava dei grandi ricevimenti per i suoi generali, oppure delle cacce al tesoro nella residenza per noi. Se avessimo cantato la canzoncina corretta, ci avrebbe dato gli indizi ulteriori per trovare il premio.”
Landauer si avvicinò alla giovane.
“Aphrodia le ricordi quelle canzoncine?”
Lei scosse il capo.
“Solo in parte. Perché?”
Queenstein sedette accanto a lei.
“Perché quelle non erano semplici canzoncine per bambini, ma il modo per mettere al sicuro il suo più grande segreto.”
Aphrodia la guardò perplessa.
“Volete dire che la chiave che stiamo cercando è sepolta nella mia memoria?”
La donna annuì.
“Esattamente.”
Aphrodia scosse il capo. Se così fosse stato, avrebbero dovuto recuperare quelle informazioni.
“Scanning encefalico?”
Queenstein scosse il capo.
“No, procederemo con la cara vecchia ipnosi.”
Marin guardò la sua donna, che gli rivolse uno sguardo di intesa.
“Quando vuole dottoressa.”
Si recarono nello studio della Queenstein, dove Aphrodia si sottopose a ipnosi regressiva.
Il suo respiro divenne pesante e sentiva il suo cuore battere forte.
Vide sé stessa bambina durante un ricevimento cantare per gli ospiti assieme al fratellino Miran. Dio, erano davvero piccoli.
Cantò di nuovo mentre Hera Queenstein prendeva appunti cercando di stabilire una traccia, per poi richiamarla verso la realtà quando, improvvisamente, un rumore esterno fece aprire una breccia in qualcosa sepolto profondamente nella sua mente.
Aphrodia vide sé stessa portare Miran fuori dal veicolo in fiamme dei genitori obbedendo a suo padre.
“Bambini miei salvatevi da Gattler, Ricorda chi sei Aphrodia.”
Quelle erano state le ultime parole del padre prima che l’auto esplodesse, distruggendo la loro famiglia. Parole che lei aveva rimosso dalla sua memoria e che, risvegliatasi, erano più potenti che mai.
“Papà, papà…”
Hera le prese le mani. Era sconvolta e terrorizzata.
“Aphrodia che ti succede?”
“Lui li ha uccisi.”
La Queenstein non capiva.
“Chi ha ucciso?”
Aphrodia spalancò gli occhi, sconvolta da quella scoperta.
“Gattler ha assassinato i miei genitori. E io l’ho sempre saputo ma non potevo ricordarlo.”
La Dottoressa si mise una mano tra i capelli, quanto male aveva subito quella ragazza che ancora non conoscevano?
Fece entrare nello studio Marin e Landauer e raccontò loro cosa era emerso dalla seduta di ipnosi di Aphrodia.
Landauer si prese il volto tra le mani.
“Non abbiamo mai avuto modo di poterlo accusare dell’omicidio dei tuoi genitori, non avevamo nessuna prova che lo dimostrasse. Gattler sapeva che, se tuo padre si fosse coalizzato con gli scienziati guidati da Reigan, i militari sarebbero stati esautorati e lui avrebbe perso il potere. Prendere con sé i figli di quello che era diventato un nemico l’ha messo al riparo agli occhi dell’imperatore e gli ha dato una carta in più per diventare ancora più potente.”
Aphrodia tremava e piangeva calde lacrime. Aver riascoltato la voce di suo padre l’aveva scossa profondamente.
Marin la prese tra le braccia, accarezzandola come a volerla rassicurare, certo della tempesta che stava attraversando in quel momento la sua compagna.
Rifletté sul senso di quella parola.
Aphrodia non era solo la sua amante e la donna di cui era innamorato; erano confidenti tra di loro, stavano imparando a fidarsi l’una dell’altro e a conoscersi profondamente. Si, era davvero la sua compagna.
“Piangi quanto vuoi, sono qui per te.”
Lei rialzò la testa annegando nel blu dei suoi occhi.
“Potrai mai perdonarci Marin? Se avessi ricordato, Miran non avrebbe ucciso tuo padre e tu lui.”
Marin la prese per le spalle fissandola negli occhi.
“Aphrodia guardami: se avessi ricordato non sareste sopravvissuti. Lui vi avrebbe ammazzati così come ha fatto con i tuoi genitori. Non ci saresti qui, adesso con me.”
Lei annuì ripensando agli anni di soprusi mascherati da formazione degna di principi, l’abuso del suo corpo come unione completa del loro potere, Gattler aveva vissuto la sua intera vita come possesso di qualcosa.
Ma lei, come avrebbe convissuto con il marcio che sentiva dentro?





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