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Code name red rose

  • Immagine del redattore: Alberto Schiavone
    Alberto Schiavone
  • 1 mag 2024
  • Tempo di lettura: 9 min

Cap. 4 – Nemesi

 

                                                                                                         

“You were sure of her and perhaps this has always been

your biggest mistake:

   loving her above all things, limits or emotions.”

 

La vecchia rimessa delle barche. Era un pezzo che non tornava in quel posto e il forte odore di salsedine e vernici sbiadite quasi stordì Marin.

Raita non aveva voluto disfarsi di quel posto, considerando che in caso di necessità poteva rivelarsi un ottimo nascondiglio.

Ancora una volta il saggio amico non aveva fallito la diagnosi.

In quelle ultime settimane, d’accordo con Queenstein, avevano fatto circolare la notizia che fosse disperso dopo la sua cattura da parte di Aldebaran.

Guardandosi attorno, Marin salì sul vecchio peschereccio riverniciato di fresco che Raita, Oliver e talvolta, il compianto Bannister, utilizzavano per uscire a pesca in alto mare ed entrò nel castelletto dell'imbarcazione.

Un fruscio alle sue spalle lo fece voltare e si trovò faccia a faccia con lei.

Finalmente poteva guardare negli occhi quella donna bellissima e impossibile da definire. Un momento l’amore, quello dopo la rabbia.

Fece per muoversi verso Aphrodia poi improvvisamente si fermò.

Il cielo sapeva quanto avrebbe voluto stringerla tra le braccia, baciarla e magari fare l'amore con lei.

Inguainata in una tuta nera, la giovane donna era una miscela esplosiva di sensualità e pericolosità che aveva messo in soggezione uomini abituati ad uccidere a sangue freddo.

Aphrodia lo guardava, si stavano studiando, entrambi in attesa di una mossa dell’avversario e i movimenti speculari parevano un maestoso passo a due.

Fu lei la prima a vibrare un colpo che fu schivato da Marin.

“Hai cambiato stile”

La voce di lui era un bisbiglio.

Aphrodia affondò un nuovo colpo ma non riuscì ad evitare una presa di Marin e cadde a terra.

Il giovane la sovrastava ma le bastò un istante in cui lui calò la guardia per ribaltare la situazione, inchiodandolo sotto di sé.

“Che diavolo vuoi Marin, non ti è bastato sopravvivere?”

Il tono di lei era duro e sospettoso, ma il giovane non si fece intimorire.

“Voglio sapere perché, perché hai preferito mentire invece che fidarti di me. So che tu e Red Rose siete la stessa cosa.”

Lei abbassò il capo ma non rispose.

“Nell’assalto alla base ci sono state perdite tra i tuoi uomini. Non posso credere che tu abbia volutamente massacrarli. Aphrodia, dimmi la verità.”

Aphrodia ebbe un lieve sussulto.

“Non avevo altra scelta.”

Marin aggrottò le sopracciglia.

“Perché sei tornata da lui?”

Lei scosse il capo.

“E’ il mio mentore, non potrai mai capire cosa mi lega a lui. Vederti è rischioso. Mi controllano.”

Il giovane la fissava duramente.

“Cosa significa, ti tengono sotto controllo? Tu il Gran Comandante? O è un’altra delle tue balle?”

La donna mantenne la calma, ma per qualche secondo  non riuscì a fissarlo negli occhi.

“Non so cosa mi abbiano fatto, ma quando mi sono svegliata ho capito che la mia mente era condizionata. Non provo nessun sentimento, nessuna emozione.”

La mano di lui si posò sulla sua spalla.

“Vieni via con me, adesso. Al diavolo Red Rose, Gattler. Io ti amo Aphrodia, ti ucciderei per avermi nascosto tutto, ma non posso fare a meno di amarti.”

La donna scosse il capo, fissandolo negli occhi quasi come una supplica.

“Vattene, vivi la tua vita e dimenticati che esisto. Fallo per la Terra e S-1.”

Fece per andarsene quando lui l’afferrò per un braccio, stringendola a sé.

“Io non ti lascio andare.”

Lo sguardo di lei si fece di ghiaccio. Era come avere tra le braccia un’altra donna.

“Lasciami subito.”

Si divincolò e Marin la lasciò andare non prima di ricevere uno sguardo glaciale.

“Io sono il nemico per te, qualunque cosa ci sia stata tra noi è morta.”

Marin rimase a fissare la porta da dove se n’era andata e rammentò una frase del Colonnello.

“Solo il nemico ti mostrerà i tuoi punti deboli, le sole regole del gioco sono i colpi che puoi infliggere e quelli che non gli permetterai di darti.”

E il Gran Comandante di Aldebaran era il suo punto più debole.

Rientrando da quel confronto, Marin andò alla base della Ribellione, cercando Landauer.

“Che sta succedendo?”

Il Colonnello aggrottò la fronte nel vederlo più serio del solito.

“Non lo so ma mi serve un favore.”

Marin gli spiegò i particolari di quell’incontro e una sensazione di pericolo si fece strada nell’uomo.

Fece eseguire un esame approfondito sul file portatogli da Marin, pregando che i suoi foschi timori non si fossero realizzati.

“Le irregolarità oculari di Aphrodia fanno pensare che abbia davvero subito un processo di neuroingegneria. Gattler aveva studiato un piano del genere tempo fa, ma non credevo che l’avrebbe messo in atto, specie su di lei.”

Landauer pareva visibilmente preoccupato e spiegò a Marin cosa sapeva di quel procedimento, mentre Marin era certo di non aver troppo tempo da perdere.

“E’ una metodologia reversibile?”

Landauer annuì.

“Per quel che ne so io, si. Ma non esiste copia del procedimento se non nei laboratori di Gattler. Cercare di entrarci equivale ad essere un uomo morto.”

Non sapeva quanto ancora avrebbe accettato quella situazione e ripensò alle parole dette al colonnello solo pochi minuti prima.

“Per lei sono pronto a morire…”

“Se sei disposto a tanto allora andiamo a prenderla prima che sia troppo tardi.”

Nella fortezza spaziale, Aphrodia guardava il monitor con le fotografie satellitari, tuttavia non le vedeva realmente: nella sua testa una serie di voci, immagini, pensieri.

Era riuscita a tacere a Gattler che Marin fosse vivo.

Tuttavia, era certa che il trattamento subito aveva degli step di incremento della propria efficacia.

Per quanto sarebbe stata ancora in grado di proteggerlo?

Gattler fece chiamare Aphrodia complimentandosi con lei per i risultati raggiunti in quella missione.

Scrutandola con occhio vigile, cercò di individuare qualche piccolo indizio di crisi del trattamento, ma pareva un’azione del tutto superflua.

“Che effetto ti fa essere tornata?”

Lei sospirò soddisfatta.

“Ottimo.”

Gattler assentì sorridendo.

“E per quanto riguarda i rapporti con gli altri?”

Aphrodia lo fissò dritto negli occhi.

“Mi sembra che tutti si aspettino più di quel che voglio dare. Tu compreso Conducator.” Gattler scoppiò a ridere mentre sul viso di lei apparve appena un sorriso, quasi imperiosa nell’assentire con il capo come se stesse rispondendo ad un bambino viziato.

Decise di verificare la tenuta del processo sulla giovane donna e la mise al corrente dei propri dubbi circa la morte di Marin, ottenendo come risposta una totale indifferenza alla cosa.

“Marin è morto. E se non lo è, lo sarà.”

Il sorrisino cinico sul volto di lei diede brividi di piacere a Gattler.

Nessuna emozione, nessun sentimento: aveva dinanzi una assoluta macchina da guerra, la sua creazione più perfetta.

“Se i miei sospetti sono veritieri, dovrai gestire questa storia in prima persona…”

Lei fissò il vuoto, i suoi occhi erano vacui.

“Ucciderlo?”

Il dittatore la fissò.

“E’ un problema?”

Lei sostenne il suo sguardo indagatore con fredda tranquillità.

“Assolutamente…”

Trovarsi tra la gente, le diede una scossa di adrenalina; era controllata e monitorata ogni istante, ma l’aria frizzante di settembre a Parigi era stupenda.

Aveva fatto in modo di poter incontrare Marin e lo sfarfallio che avvertiva nello stomaco gli diceva che non tutto era ancora perduto.

Si infilò al Louvre come una semplice turista, osservando le opere d’arte miracolosamente scampate alla guerra quando una figura l’affiancò silenziosa dinanzi all’enigma della Gioconda.

“Potrei dire che ti somiglia. Tanto bella quanto enigmatica.”

La donna non tradì nessuna emozione.

“Ti stanno cercando. Gattler sa che sei vivo. Dove sei nascosto?”

Lui la fissò da dietro gli occhiali scuri.

“Mi muovo sempre, qualcuno ti sorveglia?”

“Sospetta che mi avresti cercata. Vuole che lo avverta. Ti vuole morto.”

Marin si impose di non cedere al suo istinto ed al tono lascivo della sua voce, non doveva fidarsi di lei, anche se avrebbe desiderato avere le sue labbra morbide sulla sua bocca.

“Se vuoi che mi fidi di te devi recuperare un file recovery per me, usa il vecchio archivio dati di Aldebaran.”

Così come era giunto, altrettanto rapidamente Marin sparì mentre Aphrodia rimase a fissare il quadro.

Poco dopo uscì in strada, la pistola nascosta nella tasca era già stretta nella sua mano mentre Marin la fissò allontanarsi da dietro le tendine della caffetteria del museo.

Poche ore dopo la giovane fece rapporto a Gattler.

“Si tratta di lui?”

La sua volontà era pari a zero, durante il rientro alla base il mantenimento era stato potenziato.

“Si...”

Il dittatore strinse i pugni ma si impose la calma.

“Che cosa ti ha chiesto di fare?”

Aphrodia cercò di impedirsi di informare Gattler delle richieste di Marin, ma riferì ciò che aveva chiesto di avere.

“Ti ha messa alla prova, non usiamo quei codici da quando abbiamo lasciato S-1. Non mi importa come sia sopravvissuto. Sai quello che devi fare, dagli ciò che vuole e usa un rilevatore termico. Rinnova la sua fiducia in te ed eliminalo una volta per tutte…”

Chiusa nel suo alloggio sulla base terrestre, Aphrodia cercava di mettere ordine nella sua mente.

Da una parte sentiva di dover portare a termine la missione di Red Rose ed eliminare Gattler, dall’altra il condizionamento era sempre più pesante ed inibiva qualsiasi tentativo di reazione emozionale.

Stava vincendo.

Gattler aveva usato la sua stessa trappola contro di lei ed era in vantaggio.

Nel quartier generale dei Blue Fixer, Queenstein e Landauer stavano valutando il messaggio che Marin aveva inviato loro con le ultime informazioni.

Il colonnello aveva deciso di sostituirsi ad un suo vecchio compagno d’accademia che affiancava sempre Aphrodia, in qualità di tattico.

Il rischio di essere scoperto da Gattler era altissimo, tuttavia per strappare Aphrodia a Gattler, era necessario il supporto di qualcuno all’interno della struttura del dittatore.

Queenstein accettò di collaborare direttamente con Faulkner, il quale avrebbe preso le redini della base operativa di S-1 e Landauer stabilì il piano per sostituirsi a Ruvslan.

Erano stati molto amici in passato, tuttavia se fosse stato necessario, l’avrebbe ucciso per raggiungere il suo scopo.

Nemmeno Aphrodia si rese conto della sostituzione.

Landauer conosceva piuttosto bene tutti i sistemi della base di Gattler per rendersi credibile nel ruolo del collega, in confino presso la base Blue Fixer ed impiegato dalla dottoressa per capire come bloccare il trattamento a cui erano stati sottoposti tutti i miliziani del tiranno.

Osservando le mosse di uno dei gerarchi più vicini a Gattler, Landauer comprese che Declasstava complottando contro la sua ragazza con altri alti generali della ristretta cerchia del dittatore.

Prese a spiarli e in un incontro segreto, scoprì che avevano ordito un piano per eliminare definitivamente Aphrodia.

Ritiratosi nella sua stanza, il colonnello si chiese che fare.

Da una parte sarebbe bastato far arrivare qualche passaggio di quella riunione a Gattler; avrebbe fatto a pezzi quei bastardi con le sue mani.

Tuttavia, una simile azione implicava spingere sempre di più Aphrodia tra le braccia del despota, ed era l’ultimo dei suoi desideri.

Il colonnello sospirò cercando di riposare almeno per poche ore.

Improvvisamente un’idea lo destò e si mise al portatile nel tentativo di focalizzarla al meglio.

Un messaggio su un canale riservato svegliò Marin, solo al cottage sulla spiaggia, da un sonno pieno di immagini fosche.

“Colonnello…”

“Ho soltanto pochi secondi. Aphrodia domani sarà al comando di un attacco alla sede del governo internazionale. È una trappola, Declas ha intenzione di sfruttare l’attività nemica per farla fuori. Fai in modo di trovarti nel perimetro di azione, forse abbiamo l’occasione che aspettavamo per strapparla a Gattler. Farò in modo di essere in campo con lei. Marin, forse è l’ultima occasione che ci si presenta prima che il processo divenga irreversibile.”

Landauer temeva per la sua vita.

Declas aveva affidato il compito di eliminarla a uno dei suoi miliziani più prezzolati perché portasse a compimento una missione ormai indispensabile per le sue mire di potere.

Eliminato il Gran Comandante, Gattler era molto più scoperto ed un attentato poteva sovvertire decisamente gli equilibri in seno alle gerarchie di Aldebaran.

Landauer, nei panni di Ruvslan, chiese alla giovane donna di poterla affiancare nella missione.

Aphrodia considerò che la sua conoscenza dei processi di codifica del sistema di protezione, poteva risultare fondamentale nel riuscire a penetrare nella cittadella della Federazione che avrebbe ospitato il summit mondiale con la perdita minima di uomini.

La trappola era tesa, mancava soltanto l’occasione.

Negli stessi momenti, nella base Blue Fixer, Marin entrava nell’ufficio della dottoressa Queenstein, il volto apparentemente rilassato, lo sguardo simile a quello di un lupo che fiutava la preda.

Il messaggio del colonnello fu visionato dalla Queenstein, che in breve si fece un’idea degli sviluppi della situazione.

“Landauer ha ragione, è un’occasione unica per riaverla…”

Marin la fissò severo.

“Me ne occuperò io. Anche se ormai sono al corrente di come stanno le cose, Raita e Oliver potrebbero ucciderla. Io la voglio viva…”

Voleva Aphrodia, la voleva disperatamente; troppe cose erano in sospeso tra loro, ora che sapeva del protocollo Red Rose.

Non avrebbe rinunciato a sapere la verità, qualunque essa fosse.

La Queenstein era certa di non riuscire a dissuaderlo.

Sotto un certo profilo quel che diceva era vero; anche se il protocollo Red Rose era ormai perso, non desiderava affatto la morte della giovane donna.

Aveva dato troppo per negarle la possibilità almeno di un confronto con Marin. Comunque fosse finito.

 

 



 
 
 

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