CODE NAME : RED ROSE cap.10
- Alberto Schiavone
- 30 giu 2024
- Tempo di lettura: 9 min
Cap 10: Earth, Freedom, Human, Love
“Trust in dreams, for in them is
the hidden gate for eternity”
“Ma bene mio caro Marin, finalmente sei arrivato.”
Gli uomini della guardia personale del dittatore lo circondarono, armi alla mano.
Marin fissò Gattler troneggiare dinanzi a lui con odio e disgusto.
“Sei un bastardo. Ti servi delle persone per i tuoi luridi fini. Ma non finirà come speri.”
Gattler lo fissò divertito ed eccitato: era furibondo ed i suoi occhi dardeggiavano.
“Davvero? Si, non ancora forse, te lo concedo. Mancavi tu.”
Marin si guardò attorno alla ricerca dei compagni, forse nulla avrebbe potuto salvarli a quel punto.
“Stai cercando i tuoi amici, eccoli!”
Soldati dei corpi speciali spinsero nella sala i suoi compagni incatenati.
Si infuriò nel vedere in quale stato versava Oliver, picchiato duramente mentre tentava di proteggere Queenstein e Jaime.
Raita era mezzo morto a pochi metri da lui.
“Guarda povero illuso, guarda!”
La risata sguaiata di Gattler risuonò nella sua testa.
Erano anni che vedeva scene di violenza, ma il senso di impotenza che avvertì in quel momento era qualcosa di indefinibile.
Queenstein guardò senza forze i suoi ragazzi raccogliersi attorno a lei in posizione di difesa, nonostante fossero tutti allo stremo delle forze mentre Marin era sotto tiro dai migliori guerrieri di S-1.
Cosa altro aveva ideato la mente malata di Gattler per i suoi ragazzi?
“Aphrodia dove sei?”
Marin urlò rabbioso, tuttavia qualcosa di potente lo colpì all’altezza della tempia.
Il mondo gli esplose nel cervello. Perse i sensi finendo a faccia in giù sul pavimento mentre Gattler guardò la Queenstein, il suo sguardo era spietato.
“Allora dottoressa, contenta di avere accanto i suoi uomini?”
La punta dello stivale di Gattler si piazzò sopra la testa di Marin.
Egli era estasiato, mai era accaduto di avere alla sua mercé la squadra del Baldios quasi al completo, e soprattutto attendeva con impazienza il momento in cui Lei avrebbe fatto la sua comparsa.
Una catena di esplosioni fece tremare la base nelle fondamenta mentre sul monitor principale la figura di Aphrodia, alla testa dei mezzi della Ribellione di S-1, fronteggiava la fortezza nemica.
“Signore, guardi!”
Altrettanto sinistra si levò alta la risata di Gattler che, con arroganza, la guardò impassibile.
Finalmente era giunto il momento di prendersi la sua vendetta.
“Ti stavo aspettando, Aphrodia. Sapevo che eri ancora viva da qualche parte. Ora il cerchio è completo. Sei fuggita come un qualunque piccolo umano senza affrontare a testa alta la punizione dei traditori. Preparati a morire!”
Lei alzò il volto, sprezzante.
“No, non ti lasceremo prendere la Terra, Gattler e nemmeno distruggerla come hai fatto con il nostro pianeta!”
Il tono di Aphrodia era tagliente come una lama. Poi si rivolse alla popolazione di Capital City.
“Gente del pianeta Terra, gente di S-1. Abbiamo dovuto dire addio a fratelli e sorelle, genitori, amici che hanno lasciato da parte le loro differenze per lottare insieme, e morire insieme in modo che tante altre persone, uomini e donne, potessero vivere in un mondo diverso, ma migliore.
Ognuno di noi in questo mondo possiede un debito che non potrà mai essere ripagato.
È nostro dovere e onore di tenere viva la loro memoria per coloro che verranno dopo di noi e coloro dopo di loro fino a quando gli uomini esisteranno.”
Fece una pausa, cercando le parole.
“Il rimorso invade il mio cuore e mi opprime. Dall’alto di uno stupido pregiudizio, ho condannato i miei stessi uomini e i terrestri ad una morte crudele; mi sono eletta a giudice, giuria e boia.”
Fece una nuova pausa, inspirando forte e alzò il tono della sua voce.
“Solo l’amore mi ha fatto capire che si può anche dare la vita per un ideale. E se sarà necessario, la darò volentieri, in nome dell’Amore e della Pace. Non possiamo arrenderci. Dobbiamo batterci con tutti i mezzi e in ogni luogo di questo meraviglioso mondo: nelle città, nelle campagne, sulle montagne, sul mare! L’umanità deve vivere. La Terra appartiene ai terrestri e deve restare un mondo libero!”
Erano le parole di una condottiera e ciò che era rimasto delle armate terrestri e della Resistenza prese nuova linfa.
Gattler udì quelle parole fissando colei che era dinanzi alla sua flotta.
Non riconobbe più la “sua” Aphrodia, ma una donna che l’amore aveva trasformato in un nemico potente, la sua nemesi. E da cui era terrorizzato.
“Uccidetela senza pietà!”
Gattler urlava la sua rabbia, il volto distorto dall’odio e sfigurato dall’ira; i sottoposti tremavano certi di non aver mai visto il dittatore così fuori di sé.
Voci strozzate provenienti dai corridoi furono per i prigionieri, l'inizio di una timida speranza di uscire vivi da quell'inferno.
“Hans…finalmente!”
“Dottoressa.”
Landauer, a capo di un gruppo di ribelli, fu sollevato di trovarsi Queenstein davanti seppur in quello stato.
Era viva, erano tutti vivi ed era la cosa più importante.
La stretta delle catene che imprigionavano le gambe di Hera era una crudele morsa d'acciaio che egli spezzò rialzando la testa, lo sguardo del Colonello trapassò Gattler, incutendogli un certo timore.
Ma fu Aphrodia, giunta alle spalle di Landauer a spaventarlo profondamente.
“Finalmente. Vi stavo aspettando”
Lei lo fissò inespressivo.
“Sei quasi riuscito a spezzare la ribellione ma non hai vinto, non fino a quando l’ultimo di noi sarà in vita.”
Gattler ridacchiò querulo.
“Davvero? Piccola illusa, non sarà la vostra patetica ribellione a fermare i miei piani e soprattutto tu pagherai caro il tuo tradimento.”
Tutta quella gigantesca messinscena portava a due cose: prendersi la Terra e vendicarsi di Aphrodia.
Gattler non lesinò il minimo dettaglio circa le sue aberranti intenzioni e gettò Marin, ancora tramortito, ai suoi piedi.
“Guarda e trema Marin perché, quando avrò finito con te, lei non mi sfuggirà!”
“Marin!”
Aphrodia fece per correre dal suo compagno, quando una nuova esplosione sventrò la base.
Gattler si liberò della stretta dei suoi uomini che tentavano di condurlo al sicuro, lo sguardo carico d'odio fisso sulla giovane, la quale non attendeva altro che iniziare quello scontro, ormai finale.
“E così sei qui, ma non mi ucciderai facilmente!”
Era un duello senza quartiere tra esplosioni che scuotevano violentemente l'astronave rendendola sempre meno sicura.
Gattler era certo che avrebbe avuto la peggio se non fosse ricorso ad un qualche trucco, Aphrodia era un soldato con una tecnica superba, ma aveva un punto debole.
L’uomo ai suoi piedi.
Afferrò Marin e gli puntò la pistola alla tempia.
“Getta l’arma Aphrodia o giuro che lo ammazzo adesso!”
Lei fissò il suo uomo riprendere i sensi lentamente, se avesse sparato avrebbe avuto la possibilità di centrare Gattler ma il rischio di colpire anche Marin era troppo alto.
Abbassò l’arma, lanciandola a terra lontano da sé.
“Lascialo andare, lascia andare tutti loro. È me che vuoi, non è così?”
Sul volto di Gattler apparve un sorriso di vittoria.
“Abbiamo il cuore tenero, eh Aphrodia? L’amore ti rende debole, l’amore ti distruggerà mia piccola principessa. Adesso vieni da me.”
“Aphrodia no!”
“Marin…”
Trascinandosi a stento, Oliver raggiunse il suo comandante ancora a terra.
“Alzati Marin avanti, non puoi fermarti ora! Devi liberarla!”
Gattler rise stringendo la ragazza.
“Guarda il tuo grande uomo! Adesso ti dimostrerò che cosa fa un vero uomo. Marin, impediscimelo se ci riesci!”
Aphrodia si divincolò disperatamente quando Gattler la gettò a terra, il volto sfigurato dalla lussuria e dall’odio.
“Lasciala bastardo! Lei è mia. È solo mia!”
Marin si slanciò verso di lei, ma l’assalto dei miliziani di Gattler lo costrinse a difendersi disperatamente.
“Non mi sfuggirai Aphrodia, non accadrà ancora!”
Aphrodia cercò di reagire, cercando di liberarsi ma la stretta dell'uomo era ferrea attorno al suo collo.
Per quanto tentasse disperatamente di lottare, non riusciva a respirare e le forze la stavano abbandonando ogni istante di più.
Poi qualcosa fece scivolare di lato Gattler, che urlò tenendosi la testa.
“Non l’avrai Gattler, non finché sono vivo io!”
Landauer si era precipitato a controllare Aphrodia a terra, mentre Gattler si nascose dietro la sua guardia personale per poi fuggire.
“Uccideteli! Uccideteli tutti!”
I soldati li circondarono attaccando senza quartiere.
Il colonnello ingaggiò una lotta furibonda e Aphrodia, riavutasi lo affiancò cercando di respingere quell’assalto che si faceva sempre più duro.
Sgomento, Marin cercava di avanzare verso di loro nonostante gli assalti dei legionari.
Landauer stava avanzando, malgrado il fuoco incessante.
I laser, implacabili, dilaniarono il suo corpo di ferite, eppure non demordeva.
Quanto sangue aveva perduto?
Si stava battendo come un leone, per un popolo non suo.
Il Colonnello venne colpito più volte, cadde e Aphrodia gli si parò davanti per proteggerlo.
“Principessa, pensa a Marin!”
Aphrodia lo guardò scuotendo il capo.
“Non ti lascerò da solo.”
Landauer la guardò con affetto battersi come una fiera contro quelli che erano stati i suoi soldati, per poi chinarsi al suo fianco e cercare di tamponare le ferite mentre piangeva lacrime amare.
“Principessa, devi andare. Per me è finita. Non piangere, è stato un onore servire per S-1, adesso devi proteggere la Terra insieme al tuo sposo, Aphrodia.”
“No, non puoi lasciarmi così, ho bisogno di te, mi hai dato una ragione per vivere, mi hai unito a Marin ti prego non lasciarmi.”
Cessò di respirare e i suoi occhi furono chiusi dalla mano di lei.
Aphrodia singhiozzava come non ricordava di essere in grado di fare: doveva la vita a Landauer, gli doveva essere la donna che era diventata.
Pianse disperatamente stringendo a sé il corpo del Colonnello, accarezzandone il volto.
Le esplosioni fecero sobbalzare l’intero settore dove si trovava.
Trascinò Landauer verso gli uomini che erano entrati e lo affidò a loro per poi tornare indietro.
Doveva trovare Marin e chiudere i conti con Gattler.
“Aphrodia dove vai? Aphrodia!”
“Andatevene prima possibile, debbo tornare da Marin.”
Oliver fece per replicare ma Raita lo zittì, fissando la Dottoressa e Jaime.
“Ha ragione, sta saltando tutto! Dobbiamo andarcene di qui!”
Il biondo annuì.
“Forza, tutti sul Baldios, Raita siamo nelle tue mani!”
Jaime vide Marin fronteggiare Gattler.
“Ecco Marin. Oddio lo sta affrontando da solo!”
“Maledizione, dobbiamo aiutarlo!”
Raita armò le mitragliatrici di Baldios eliminando la scorta del comandante supremo.
Aphrodia lo raggiunse con un minirover mentre l’astronave esplodeva in più punti.
“Marin, dammi la mano! “
L'occhiata che si scambiarono era inequivocabile; saltò sul mezzo di Aphrodia alle spalle della ragazza, quando Gattler, schiumante di rabbia, sbarrò loro la strada, deciso a finire quanto aveva cominciato nella base oceanica.
“Non fuggirete di qui, non stavolta!”
Nonostante le esplosioni si intensificassero, Marin si parò davanti ad Aphrodia: era ora di farla finita, una volta per tutte.
“Hai ragione Gattler, non fuggiremo. Basta fuggire. È ora di finire questa storia!”
Il vecchio despota sorrise beffardo.
“Esatto Marin, è ora che tu te ne vada all’inferno!”
Gattler lo attaccò, entrambi esplosero colpi in un duello cruento per poi affrontarsi a mani libere, mentre la struttura lentamente cadeva a pezzi.
“Non dovevi portarmela via! Maledetto, lei era la cosa più bella della mia vita!”
Marin lo guardò in un misto di ira e pena.
“Anche per me Aphrodia è la persona più importante della mia vita, la mia sposa!”
Gattler cercò lo sguardo della ragazza e improvvisamente abbassò la guardia.
“È vero Aphrodia, hai sposato Marin?”
Lei raggiunse suo marito, stringendo forte la sua mano.
“Si, Conducator. Sono sua moglie e avremo un bambino presto. Un figlio di S-1.”
Marin la guardò sorpreso.
“Aphrodia.”
“Avrei voluto dirtelo in un momento diverso ma non è detto che qualcuno di noi sopravviva. Si amore mio, aspetto tuo figlio, il nostro bambino!”
Gattler si lanciò contro Marin, colpendo con furia feroce l’avversario deciso a finirlo. Quella scoperta aveva duplicato la sua forza, lo avrebbe ucciso o sarebbe morto.
“Marin!”
Aphrodia fece per slanciarsi verso il marito, che non riusciva quasi più a tenere testa a quella grandine di colpi, ma lui le urlò di andarsene.
“Vattene, pensa al bambino!”
La baia attorno a loro sussultò improvvisamente, la struttura stava collassando. Squarciandola totalmente, il Baldios avrebbe potuto recuperarlo ed immergendo gli occhi in quelli di Marin, afferrò la spada di Gattler, certa delle conseguenze.
‘Sii veloce’ si disse.
La mano le scivolò lungo la lama e non poté impedirsi di urlare, il palmo tagliato fino all’osso.
Il suono acuto della voce di lei sembrò risvegliare Marin dal suo torpore.
Distaccata, la giovane osservò la sua ultima frenetica corsa, scuotendo la testa.
“Non ci lasceranno mai andare, Marin. Questo è l’unico modo per darti un po’ di tempo. Fuggi amore…”
Prese un lungo respiro stringendo i denti; con mano ferma conficcò l’arma nel condotto di energia del reattore, facendo stallare tutti i sistemi, che esplosero uno dopo l’altro.
Il vuoto di pressione creato dalle esplosioni risucchiò Gattler nel vuoto facendo precipitare Aphrodia in mare.
La caduta sembrò durare in eterno, eppure fu un attimo.
Riuscì a mantenere la lucidità necessaria per fare tutto ciò in suo potere per proteggersi: piegò lievemente le ginocchia, per sbloccarle dalla rigidità, e puntò i piedi, per difendere la testa.
Sperava solo di riemergere e già avvertiva l'assenza di ossigeno che presto gli avrebbe chiuso la gola.La frizione dell'aria, il peso del cielo e poi lo schianto, così forte da rendere la superficie dell'acqua dura come cemento.
Il mare era gelido e avvertì immediatamente un freddo che andava oltre tutto ciò che aveva mai percepito: pungente, profondo fino alle ossa.
Il proprio corpo le parve di piombo, ma non aveva nessuna forza: non avvertiva altro che quel dannato gelo.
Andò a fondo così in fretta da non avere neanche il tempo di reagire; solo quando perse conoscenza gli occhi trovarono pace, chiudendosi come sigilli.
Marin ululò, vedendo il corpo di lei affondare nell’oscurità: saltò, allungando una mano cercando di raggiungerla.
La sua mano catturò solo aria e lui si trovò a scivolare sul pavimento ormai completamente distrutto, cadendo miseramente.
Chiamò il suo nome, colpendo senza senso il rivestimento che si era velocemente ridotto ad un cumulo di lamiere contorte, quando una decisa presa fermò il movimento che lo avrebbe portato oltre il bordo, giù nell’abisso.
Oliver lo trascinò via, mentre Raita spedì il resto della struttura malconcia all’inferno e la parola fine a quel conflitto che aveva sconvolto il pianeta e l’animo delle persone.






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