IL RISVEGLIO DELLA SPERANZA Cap. 4
- Alberto Schiavone
- 20 giu 2024
- Tempo di lettura: 11 min
“I tessuti reagiscono bene, il trattamento con il rigeneratore cutaneo sta funzionando”, spiegò l’Ufficiale Medico mentre completava la fasciatura. “È stata una fortuna che Vostra Altezza indossasse protezioni speciali. Avete perso molto sangue e le ustioni sono serie, ma le ultime analisi confermano che gli organi vitali non sono stati danneggiati. Riposatevi, ora. Tornerò domani per rifare la medicazione e valuteremo quando sottoporvi ad una nuova seduta al rigeneratore”. Chiuse la borsa medica, si inchinò esi avviò verso la porta. Gattler attese che l’uomo uscisse, poi lentamente si alzò dal letto, cercando di resistere alle fitte dolorose che alcuni movimenti ancora gli provocavano.
Da quando avevano cercato di ucciderlo, durante la cerimonia per l’anniversario della sua ascesa al potere, aveva iniziato adindossare indumenti protettivi dotati di schermature anti laser, nascosti sotto l’uniforme. I soli ad esserne a conoscenza erano i suoi attendenti personali, uomini votati alla discrezione e al silenzio. Se adesso era ancora vivo, lo doveva a quell’abitudine. Aphrodia gli aveva sparato a distanza molto ravvicinata e il colpo aveva comunque perforato la protezione, ma il materiale speciale da cui era composta aveva resistito abbastanza da assorbire inparte la potenza del raggio; Gattler aveva riportato gravi ustioni all’addome, ma l’esito non era stato fatale. Restavano una vistosacicatrice ed un irrefrenabile, violento desiderio di vendetta.
Dopo essere stato ferito, in un primo momento nell’animo di Gattler avevano prevalso il senso del fallimento e l’incredulità; aveva ammesso la sua sconfitta contro Marin per poi ripartire immediatamente con la sua nave, abbandonando la Terra ormai distrutta al suo destino. Nei giorni successivi però, mentre era costretto a letto e lo staff medico si affannava a curarlo, la sua vera natura era prepotentemente riemersa. Le alte dosi di medicinali e anestetici avevano scatenato ed amplificato i suoi incubi e le sue ossessioni. La sua prima ossessione era Aphrodia. Il suo incubo peggiore era la consapevolezza di non averla più. Di non averla mai avuta. L’aveva manipolata e soggiogata fin da bambina perché divenisse il suo soldato perfetto: fredda, ambiziosa, spietata. Ma era diventata anche bellissima, talmente bella da togliere il fiato. L’aveva sempre desiderata ardentemente. Lei non gli aveva mai ceduto, e lui aveva tollerato di non possederla nel corpo finché era stato certo di possederne la mente.
Poi era arrivato Marin Reigan, e tutto era cambiato.
A passi lenti raggiunse la poltrona davanti allo scrittoio e si sedette. Sospirò, abbandonandosi contro lo schienale e chiudendo gli occhi, pur sapendo quali pensieri sarebbero immediatamente comparsi a tormentarlo. Aphrodia accanto a lui, docile e fedele. Aphrodia che punta la pistola contro Marin. Aphrodia che non riesce a sparare. Poi quell’urlo disperato, e il colpo che parte. Ma verso di lui. Il laser che lo colpisce. La sorpresa, il dolore. La sconfitta. Che brucia più della ferita. Aphrodia che doveva appartenere a lui per sempre. Aphrodia che ha spezzato le catene. Aphrodia che ha scelto. E ha scelto Marin. Marin che l’abbraccia e la porta via.
Il pensiero che ora lei appartenesse al suo nemico lo faceva impazzire. Ogni notte riviveva lo stesso incubo, in cui la vedevacompletamente nuda avvicinarsi a Marin e iniziare a spogliarlo, per poi distendersi sul letto e attirarlo sopra di sé. E ogni volta, nel momento in cui lui la possedeva, Gattler si risvegliava urlando,come a voler coprire con quel grido rauco i gemiti di piacere di lei.
Afferrò i braccioli della poltrona con forza rabbiosa, le dita che arpionavano il velluto come se volessero strapparlo. “Maledetta!” ringhiò stringendo i pugni. “Come hai osato tradirmi… Dopo tutto quello che ti ho dato! Il potere, gli onori, il comando di un intero esercito… Io ti ho resa quella che sei e io ti distruggerò. Adesso è arrivato il momento di pagarla! So dove sei… ti prenderò! E avrai quello che meriti… tu e quel dannato Marin!”. Allungò una mano verso il campanello sullo scrittoio e chiamò l’attendente, che si presentò immediatamente, uscendo dalla stanza di servizio.
Dopo il colpo di stato, Gattler aveva mantenuto per sé molte delle consuetudini e dei privilegi che spettavano all’imperatore; la Guardia Privata era uno di questi. Oltre a quanto previsto dal normale addestramento militare, i membri di questo corpo speciale ricevevano una formazione supplementare per poter divenire attendenti personali del sovrano. Durante il loro lavoro capitava di frequente che ascoltassero conversazioni private, e spesso venivano a conoscenza di segreti e informazioni sensibili;avevano quindi l’obbligo del silenzio e della discrezione assoluta. Eleganti e raffinati, assicuravano il loro servizio giorno e notte, e alloggiavano nello stesso settore in cui si trovavano gli appartamenti reali; un addetto era sempre a disposizione, e durante il proprio turno di lavoro occupava la camera attigua e comunicante con quella del dittatore.
“Ai vostri ordini Altezza”, disse l’uomo inchinandosi. “Dì al Gran Comandante Marbas di venire subito qui”.
*****
In piedi davanti allo specchio, Marbas ammirava compiaciuto la propria immagine riflessa. Alzò le mani a toccare le mostrine sulle spalle e si sistemò il cappello sul capo. Gran Comandante dell’Armata Aldebaran. Ce l’aveva fatta. Dopo che Aphrodia era stata destituita e il potere era passato nelle mani di Neglos, aveva quasi perso le speranze. Poi Neglos era morto e finalmente le coseavevano iniziato a girare per il verso giusto. In realtà non era il titolo di Gran Comandante il suo vero obiettivo, la sua ambizione era sfrenata e non si sarebbe fermato. “Chi l’avrebbe mai detto… Avevo sempre desiderato vedere quella strega morta, e invece mi sarà più utile da viva”, disse fra sé pensando ad Aphrodia.
Nel caos che era seguito al ferimento di Gattler, mentre i soccorsisi affannavano intorno al dittatore, lui si trovava in sala controllo, dove su uno dei monitor aveva visto Marin con in braccio Aphrodia salire sul Pulser Burn e decollare, poco prima che l’astronave partisse verso la sua nuova, ignota destinazione.Istintivamente era corso verso una navicella e lo aveva seguito, tenendosi a distanza sufficiente per non essere rilevato. In navigazione extra dimensionale, Marin era tornato su S1 ed era atterrato nei pressi di un vecchio faro in riva al mare. Marbasaveva salvato le coordinate ed era velocemente ritornato indietro.
Per assicurare la necessaria tranquillità, viste le condizioni di Gattler, il viaggio era stato immediatamente interrotto e ora la nave si trovava appena oltre il sistema solare, nascosta all’interno della doppia fascia di asteroidi intorno alla stella Fomalhaut. Dopo qualche giorno, non appena Gattler aveva iniziato a riprendersi e a esternare la sua sete di vendetta, Marbas aveva chiesto di essere ricevuto con urgenza. Ne era uscito con un ghigno di soddisfazione sul volto, e la certezza di avere la strada spianata verso il comando supremo dell’esercito. “Ti servirò la vendetta su un piatto d’argento, Conducator! E si sa che i serpenti sono più deboli e facili da eliminare, quando hanno appena consumato il loro pasto… Quanto alla bella strega, sarà il mio regalino ai soldati. Un po’ di divertimento gli farà bene, prima del lungo viaggio verso un nuovo pianeta da colonizzare. E come nuovo dittatore, sarò io a scegliere stavolta”. La risata rumorosa e sguaiata fu interrotta dal trillo del telefono interno. Il vivavoce si attivò in automatico: “Gran Comandante, Sua Altezza vi attende”. Era finalmente arrivato il momento, se lo sentiva. Si diresse a passi spediti verso l’appartamento di Gattler.
“Ai vostri ordini, mio Signore”, disse appena entrato, salutando con il braccio teso che subito dopo portò al petto, come era in uso nell’Armata Aldebaran. Non degnò di uno sguardo l’attendente, che era in piedi di fronte al mobile bar intento ad esaminare alcune bottiglie. “Novità da S1?”, chiese Gattler. Marbas trattenne a stento il sorriso che stava per allargarsi sul suo volto, e si sforzò di mantenere un tono di voce neutro. “No Vostra Altezza. Homandato una piccola pattuglia, a bordo di una navicella anonima appartenente alla flotta civile, a controllare la situazione pochi giorni fa e dal rapporto non risulta che Marin e Aphrodia abbiano lasciato il loro rifugio”. Gattler si sedette su una poltrona, invitandolo con un cenno ad accomodarsi su quella di fronte. L’attendente si avvicinò portando un vassoio dorato con una bottiglia di vino e due calici, che appoggiò sul tavolino. Stappò la bottiglia e versò il vino nei bicchieri. “Bene” disse Gattlerprendendo il suo calice, “è ora di andare a prenderli. Mi raccomando, li voglio vivi”. Lo sguardo di Gattler era un muro dighiaccio. Marbas per un attimo sentì la pelle d’oca sotto le maniche dell’uniforme. Alzò il suo bicchiere, accennando ad un brindisi. “Come desiderate, Altezza”. “Alla vendetta”, sogghignò Gattler. “Alla vendetta”, rispose gelido Marbas.
Con un inchino, l’attendente uscì silenziosamente dalla stanza.
*****
In perfetto orario per il cambio turno, Arno sentì bussare alla porta. Aprì al collega, salutandolo: “Buonasera Larys”. “Ciao Arno, come stai? Com’è andata oggi? Sua Altezza sta bene?”. “L’Ufficiale Medico è passato come previsto, per la medicazione e la visita. Adesso c’è il Gran Comandante, di là con il Conducator. Ho appena servito loro del vino. Se dovessero desiderare un’altra bottiglia, la troverai già sul mobile bar”. Dopo essersi scambiati altre informazioni di routine per l’organizzazione del servizio, Arno si congedò.
Arrivato in camera si spogliò della divisa e fece una doccia, indossò abiti civili e come d’abitudine uscì per fare un giro in sala ricreazione. Scambiò due chiacchiere con i colleghi presenti, bevendo qualcosa con loro e accettando l’invito per una partita a carte. Più tardi, con la scusa di un leggero mal di testa, tornò verso il suo appartamento. Era stato fortunato, nell’assegnazione: gli era toccato l’ultimo in fondo al corridoio; accanto c’era un locale di servizio degli addetti alle pulizie, che vi entravano solo al mattino,e dall’altro lato l’appartamento occupato da Merrill, un sottoufficiale sovrintendente alle cucine, i cui turni erano quasi sempre fissi a parte le giornate di riposo a rotazione. Essendo un fanatico della palestra, in cui passava quasi tutto il tempo libero, ad Arno bastava consultare le prenotazioni delle sessioni di allenamento ed incrociarle con i turni per sapere con ragionevole certezza quando e per quanto tempo Merrill avrebbe lasciato l’appartamento vuoto. Per esserne sicuro, aspettava poi di sentirlo uscire.
Adesso era certo di non correre rischi: gli orari dei cambi turno e dei cambi della guardia nei vari settori erano passati, il viavai di soldati era cessato e i corridoi erano quasi deserti; Merrill era in turno e non sarebbe rientrato prima di alcune ore. Entrò in camera, aprì l’armadio ed estrasse uno dei grandi cassetti della cassettiera interna, quello più in basso. Si rivelò meno capiente e lungo degli altri, perché il pannello al fondo era stato spostato e fissato più avanti, per ricavare un piccolo spazio sul retro dove era nascostauna scatola. Arno la prese, la posò sulla scrivania e ne estrasse una radio con un trasmettitore e un’antenna. La collegò alla corrente, sistemò l’antenna e la accese, assicurandosi di mantenere il volume di ricezione il più basso possibile.
“Ghost chiama base. Ripeto, Ghost chiama base. Comunicazione codice 1. Rispondete, passo”.
Arno sperò che dall’altra parte ci fosse ancora qualcuno. Come infiltrato ai massimi livelli, nella posizione di attendente di Gattler, aveva saputo della cattura del colonnello Karos, avvenuta durante un estremo tentativo di salvare dei civili dalla fortezza Argor ormai caduta, e della sua successiva fuga dalla prigionia. Non conosceva però la sorte degli altri compagni della Resistenza che erano con lui in quella missione, né dei dissidenti che si erano già rifugiati sulla Terra. Nei giorni precedenti, appena ne aveva avuto l’occasione, aveva già tentato di mettersi in contatto con la base per avvisare di quanto era successo, della fuga di Aphrodia e soprattutto del fatto che Gattler fosse ancora vivo. Ma non aveva avuto risposta. Doveva essere estremamente cauto per proteggere la propria copertura, e aveva un tempo massimo di pochi secondi per attendere una replica, poi doveva spegnere la radio.
“Ghost, qui base. Avanti”.
Sentì un tuffo al cuore. “Base, comunicazione codice 1: Giada 442 su Cobra, fallito. Ripeto, fallito. Ora Giada in zona H, Viper in movimento per 257. Base Cobra presso FA2F. Passo”. “Ricevuto Ghost, grazie per il tuo prezioso lavoro. Passo”. “Grazie, base. Passo e chiudo”
Spense la radio e sospirò, sollevato. La Resistenza era ancora operativa. Ripose con cura la radio e gli accessori nella scatola, che nascose nuovamente nello spazio dietro la cassettiera. Chiusel’armadio, si spogliò e si mise a letto a riposare.
*****
Le onde del mare in tempesta si infrangevano contro il gigantesco relitto della fortezza Argor, in parte sommerso dall’oceano. All’interno, nei settori e nei corridoi allagati, galleggiavano ovunque macerie e cadaveri, e numerose pinne di squalo fendevano le acque; i predatori erano arrivati velocemente e in grossi branchi, a consumare quel macabro pasto. Chi erasopravvissuto si era spostato nella parte emersa, o era già fuggito; dall’esterno, la titanica astronave sembrava abbandonata e deserta.
In un’officina del reparto manutenzione trasformata in rifugio, Amos trascriveva il messaggio appena ricevuto. “Oh cazzo!”, imprecò sconvolto, “Ragazzi venite qui, presto!”. Reika, a fatica e zoppicando per via della gamba ferita, lo raggiunse nel piccolo ripostiglio che avevano attrezzato a sala radio, seguita da Naizar, Liam e Tara. Erano i soli, della loro squadra, ad essere scampati alla morte. La base clandestina della Resistenza Interna sulla Argor si trovava in uno scantinato della sala macchine, nell’area della fortezza che adesso giaceva sotto il livello del mare. Quandole acque avevano invaso i locali, Amos e gli altri avevano portato via le attrezzature radio e i documenti più importanti, ma Reikaera rimasta ferita; una grossa tubatura si era sganciata all’improvviso, e spinta dalla forza dell’acqua le era rotolataaddosso, procurandole tagli profondi e contusioni ad una gamba.Il gruppo era quindi rimasto nascosto nella Argor, fino a quando nella fortezza non era rimasto quasi più nessuno. Ora lei si stava riprendendo, ed erano finalmente riusciti a riparare le apparecchiature danneggiate dall’umidità.
“Che succede?”, chiese Reika allarmata. Amos spiegò cosa aveva sentito: “Ghost ha appena trasmesso in comunicazione urgente. Non ci crederete… Aphrodia ha sparato a Gattler, ma quel viscido rettile è ancora vivo! Lei si è rifugiata su S1, e ora il nuovo Gran Comandante si sta muovendo per andare a prenderla. La nave di Gattler si trova nella doppia fascia di asteroidi di Fomalhaut”. “Accidenti!”, disse Liam, “Allora Leya aveva ragione, a pensare che prima o poi Aphrodia…”. “Dobbiamo informarla subito!”, lointerruppe Amos. “La frequenza criptata è stata ripristinata?”, chiese a Tara. “Sì, funziona”. Premette il tasto di trasmissione per inviare il suo messaggio: “Fox chiama Iris, Fox chiama Iris. Comunicazione codice 1 su frequenza di sicurezza. Confermare cambio frequenza, passo”.
*****
Nel rifugio su S1 la dottoressa Queenstein stava iniziando a raccontare a Marin e Aphrodia del tragico incontro con il colonnello Karos, e di cosa l’ufficiale le aveva rivelato, quando la voce alla radio li fece sobbalzare. “Ma… è Amos! Allora è ancora vivo!”, disse Leya alzandosi di scatto per prendere il trasmettitore. “Qui Iris, confermo cambio frequenza”. Sintonizzò velocemente l’apparecchio sulla frequenza criptata di sicurezza creata per la gestione delle emergenze, quando la comunicazione con i codici diventava complicata da utilizzare. “Amos! Sei vivo! Come stai?Reika è con te? Passo”. “Vivo e vegeto, come le erbacce cattive che non schiattano mai”, rispose ridendo. “Reika è qui, e ci sono anche Liam, Naizar e Tara. Reika è ferita e ce la siamo vista brutta, per ora siamo bloccati sulla Argor ma siamo ancora in gioco. Ora però ascoltami, Ghost ci ha trasmesso un messaggio poco fa. Non so quando è accaduto, in quel manicomio che sono sati gli ultimi giorni di guerra, ma Aphrodia ha sparato a Gattlered è fuggita su S1”. Leya sgranò gli occhi sorpresa, poi rivolse uno sguardo di ammirazione ad Aphrodia. “Lui però è ancora vivo, e ha ordinato al suo nuovo tirapiedi di catturarla. Sanno dov’è e probabilmente si stanno già muovendo. La loro nave è fuori dal Sistema Solare, intorno a Fomalhaut, in mezzo alla fascia di asteroidi. Passo”.
Leya vide Aphrodia sbiancare in volto. “Com’è possibile?”, chiese Marin con un filo di voce, gli occhi sbarrati. Le pattuglie dell’Armata Aldebaran potevano arrivare da un momento all’altro, erano in estremo pericolo. “Amos, io sono proprio adesso su S1,con Aphrodia e Marin Reigan… Passo”. “Oh merda, Leya! Andate via da lì subito! Passo”. “Ci proveremo, voi restate in posizione e mantenete il silenzio radio per non correre rischi;lasciate aperta la normale frequenza per eventuali messaggi da Ghost e da altri infiltrati. Vi contatterò appena possibile. Servirà il vostro aiuto, non avete idea di cosa abbiamo scoperto, ragazzi…Passo e chiudo”.
Hera si sforzò di restare calma mentre vedeva Aphrodia, pallida e ammutolita, tremare tra le braccia di Marin. “Non so come quel mostro abbia fatto a sopravvivere”, le stava dicendo lui, “ma non gli permetterò mai più di avvicinarsi a te! Te lo giuro!”. Hera si avvicinò ai due ragazzi e prese le loro mani tra le sue. “Coraggio… Faremo in modo che non vi accada nulla. Vero?” disse rivolgendo uno sguardo implorante verso Leya.
La risposta la lesse negli occhi scuri della donna, diventati improvvisamente freddi come l’acciaio, in cui si rifletteva il bagliore metallico del fucile che aveva già imbracciato e caricato. “Ascoltatemi! Forse non arriveranno con molte navicelle, le perdite sono state ingenti anche per le forze di Aldebaran, ma conoscendo le capacità di combattimento della loro ex comandante e di Marin, manderanno i soldati dei reparti speciali;sapete già che sono i più pericolosi. Però abbiamo un vantaggio su di loro, ed è il fatto che non sanno che io sono qui. Prendete tutte le armi che avete. Vi spiego cosa faremo…”. Lo sguardodeterminato di Marin le confermò che aveva già capito.






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